
E pensare che a ripensare di dover pensare, mi viene da pensare. E penso. Penso che ancora oggi, dopo anni (sicuro che non siano secoli?), sono qui a mescolare le soluzioni. Offrendo ad ognuna di esse la patente di verità; garantendo una legittimità alle mie sinapsi. Anche quando, obiettivamente, non ce l'hanno. Ma tant'è. Penso ad ogni singola nota che le mie mani sono state in grado di produrre in questo arco di tempo così dannatamente lungo, eppure così breve. Penso ad un accomiatarsi che non sa di addio, perchè non si è mai in compagnia quando si è in compagnia dei propri demoni. Ed i miei, tu lo sai meglio di chiunque altro, hanno anticorpi da premio Nobel. Penso alle mani di mia nonna piene di rughe, gravide di storie lontane, e vorrei un ultimo caffèlatte, un ultima sgridata. Penso e ripasso per i vicoli che tante volte mi hanno nascosto, ripercorrendo a ritroso i miei passi, metro per metro, traversa per traversa. Finchè sono di nuovo a casa, nello sguardo di mia madre e nelle cose cui davvero appartengo. Penso che te ne sei andato troppo presto, e che questo tuo girovagare abbia fatto di me un ricercatore perpetuo, un viaggiatore dell'anima. Inerte, fermo. Una fontana di sogni dal rubinetto chiuso, una mongolfiera ancorata al tuo ricordo, alla tua assenza di presenza. Penso a questa ennesima notte da subire, chè tanto passa su di me come altre ne son passate. E tutte hanno lasciato il segno. E di tutte ho lo stesso colore. E con tutte ho parlato assai, invano. Ma ora penso di non avere più sonno; non ho più sensi da far addormentare; non ho sogni da consegnare al cuscino, non più davvero. Posso solo fingere di essere stanco, così che il tempo mostri clemenza ed ingannato dai miei occhi chiusi creda ancora di potermi avere per un'altra notte ancora....
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