
Scrivo e stacco la spina. Scrivo e sovrascrivo le impressioni e le attese; le paure e i silenzi. Uno slancio all'indietro, una risata abortita, un continuo domandarsi il perchè delle cose. Delle persone. Dei fatti. Il Festival Beer è, alla fine di tutto, una semplice, dannata, stupenda festa. Punto. Questo in qualsiasi altro posto non esposto alle radiazioni cancerogene sarebbe etichettato in tale maniera. In ciascun angolo del pianeta in cui alberghi un minimo di serietà, di rispetto, di animosità, di senso della collettività. Ma qui tutto è malato; ogni cosa assume un contorno con le si addice, un odore che non le appartiene, un significato che non ha mai avuto. Ed allora una semplice festa, anzichè essere una risorsa, diventa un "problema gestionale", un motivo di scontro generazionale, un'occasione (un'ottima occasione) per denigrare qualcuno, qualcosa, chiunque, nessuno. Tutti. Non c'è crescita, sostenibilità, innovazione, dedizione, collaborazione: niente di tutto ciò. C'è solo la sincera malvagità delle persone che trovano riparo alla propria mediocrità nell'ostentazione dell'ignoranza più abietta. Quella spicciola, di notte, davanti ai bar. Sussurrando e buttando frasi qua e là così, quasi a mezza bocca. Del resto lo sviluppo passa attraverso la cementificazione di quel pò di verde che ancora ci resta (geniale!). Non c'è più niente da rispondere a costoro, davvero. Non si possono tamponare tutte le bugie, le infamie e le falsità che da anni vanno proponendo a tutti. C'è solo da constatare che un altro anno è andato, nonostante loro. Il Festival Beer è il Festival Beer....E voi non siete un cazzo.
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