Ora no, non più. I giorni si stendono l'uno sull'altro, come a piegarsi nel tempo. Il tempo che non copre più la tua ombra, che non permette più a nessuno di voltarsi indietro, di fermarsi a riflettere. Ma ora no, non più.
Come è inutile piegarsi alle evidenze dello spazio, dei sogni, di tutto ciò che è imponderabile. La stessa terra non ci racconta più nulla di tutto quello che è stato e ogni istante è cieca follia del vivere a tutti i costi. Non ci è permesso di sentirci tristi, di pensare, di stare a guardare mentre il nulla avanza. A volte credo che tutto possa andare in malora ed ho la strana sensazione che questo possa anche andarmi bene, una imprecisata sensazione di brivido freddo che sale fino a scaldare. Se poi mi volto indietro, se ti vedo solla soglia della porta, riesco a percepire nitida la tua assenza. Ingombrante. Fissa. Maledetta. Vera. Certa. Ma ora no, non più.
Mentre sale in un attimo l'orizzonte dei ricordi non c'è niente che non sia stato già raccontato, scritto, vissuto. Tutto ha il tempo che ci è concesso conoscere, nulla più. Ed io non posso più dirti se oggi sono stato triste o se più semplicemente non sono stato affatto; non ho nessuna mano da prendere, nessuno sguardo a cui rivolgermi con ironia; non posso di certo lamentarmi della pioggia, della sofferenza, dell'immondizia per le strade; non ho più tempo neanche per chiederti scusa, per sorridere ancora una volta insieme.
La stanza mi restituisce ora la vita che mi circonda. Altalenante e ambigua, la paura del divenire scompare dietro gli angoli più nascosti della sera. La sera che non ha spazio, non ha tempo, non ha colpe, resiste ancora agli assalti della pioggia che la spinge un pò più in là. E non c'è mare che possa arginare l'ipocrisia delle persone, la falsità dei comportamenti, la sabbia negli occhi di chi si finge acqua ed è solo sale. Ora no, non più.
Ora io sono altrove, più vicino a te...
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