mercoledì 14 gennaio 2009

Otto e trenta



Mi ci vedo e non mi ci vedo. Ci sono e non ci sono. A volte mi sono sentito così. Più di una volta. E quando è arrivato il momento di addestrarmi all'essere libero beh, io non ero pronto. Non lo sono stato nemmeno stamattina, tra le lenzuola. Ogni muscolo del mio corpo mi spingeva ai bordi del letto e ogni angolo della mente rifletteva solo il suo esatto contrario. Finchè poi, sfinito, ho ceduto. Mi sono alzato. E quasi distratto ho camminato fino al bagno. Pipì. Acqua che scorre. La mie mani sul viso quasi a sfregare l'angoscia che sbuca tra le pieghe della pelle. Ma come si fa ad essere così estranei a se stessi? Come è possibile biasimarsi fino a questo punto? Punto. Esatta percezione del tempo e dello spazio tra il tempo e lo spazio. Tra il divenire e il non pervenire. Esserci e basta. Il salotto della casa si allunga alla mia vista sbiadita e la cucina mi appare davanti quasi come fosse un miraggio. Ma non è di questo che ho bisogno, stamattina. I vestiti mi salgono su per il corpo fino a coprirlo completamente e di questo spazio tra le tempie e gli occhi oggi non so proprio che farmene. Disfarmene: ecco cosa dovrei fare. Mentre apro la porta il vento mi riporta il vociare del mercato che stenta a riempirsi. Esco a fatica. Arranco. Un ultimo saluto alla sedia che tu hai lasciato vuota.

6 Inciuci:

Anonimo ha detto...

Complimenti per ciò che scivi e per come lo scrivi. Veramente affascinante

Pablo ha detto...

:)

mmmmmmmmmmmmmmm ha detto...

Questa è un'altra storia...Anno nuovo, vita nuova...(ma sempre con me!)

Pablo ha detto...

Spero tu abbia ragione piccola...

mauro ha detto...

no comment... anche perchè non saccio ch'aggia scrive..

Anonimo ha detto...

a volte ci si sente così...